Business e marketing agility: antidoto alla proliferazione di culture aziendali inefficienti

Daniel Casarin

Pubblicato da Daniel Casarin

Business e marketing agility: antidoto alla proliferazione di culture aziendali inefficienti

A fronte di quanto sta accadendo in questi mesi, trattare temi aziendali come questi potrebbe apparire in qualche modo insensibile, fuori luogo o inappropriato. Resta il dovere diffuso e la sfida di portare avanti al meglio le nostre imprese in uno scenario economico rapidamente deteriorato come prevedevano i più attenti analisti. E in questo “portare avanti” voglio evidenziare il ruolo di contenuti come questo la cui speranza è di creare una riflessione significativa per imprenditori, manager e responsabili. L’ignoto genera paura innanzitutto perché non sa chi egli sia e da qui come lanciarsi nell’inedito. In un’epoca in cui si certi si disperano distopicamente e altri sperano utopisticamente, il tessuto economico-aziendale italiano riflette la psicopatologia in atto. Nella nuova post-modernità aziendale italiana è vitale focalizzarsi su parametri di rendimento delle attività operative, spostando l’attenzione sulla performance chiave.

Facciamo un tentativo per orientarci nel labirinto…

Le aziende di nuova concezione saranno in grado di accumulare quella quantità di informazioni incomparabilmente superiori a quelle che elaboravano le culture aziendali precedenti? 

Avranno quella modalità di sintesi compatibile con la percezione del cliente in continuità con il contesto in cui operano?

L’attività cognitiva delle neo aziende sarà sempre più connessa alle meta-macchine?

L’attualità ci sta dimostrando il contrario, evidenziando un elevato livello di gap culturale, in qualche modo da un lato congruente con l’atomizzazione pulviscolare della specializzazione generata dal digitale, dall’altro come una zombieficazione più o meno artificiale da ingegneria sociale che non riesce ad accettare la sfida del momento. 

Un gap che diventa ancora più elevato quanto più l’azienda si sente minacciata dagli eventi che incombono.

Invece possiamo dire che quando ben dirette, sia l’elemento distintivo dell’essere umano, sia potenzialmente delle organizzazioni umane, quelle aziendali, da loro, emerge la capacità di riuscire a risolvere in maniera collaborativa problematiche più o meno ardue. Questo rientra all’interno della definizione di agilità.

Si avvicina la mezzanotte?

Nonostante ciascuna neo azienda può essere acutamente più o meno cosciente della sua condizione, quasi sempre non è in grado di governarla o cambiarla, poiché l’interazione non dipende più dalla volontà “politica” dell’azienda ma dipende dalle regole incorporate nel sistema tecnologico a cui appartiene, incorporate “nell’automa”.

Nel nuovo spazio aziendale, trasformato in un sistema globale di connessioni cognitive più o meno automatiche in cui responsabili ed operativi non conoscono nient’altro che reti funzionali, emerge, la necessità di dare priorità alle persone e ai processi piuttosto che agli strumenti. Questa necessità è dovuta soprattutto alla condizione attuale di capitalismo neoliberista dove l’intera forma contiene sia il processo, che l’innovazione, trasformando ogni suo potenziale processo in atto di produzione e relativo valore monetario.

Da qui comprendiamo come la cultura aziendale più diffusa progredisce essenzialmente nei suoi aspetti più materiali tendendo ad equivalere e a riportare il concetto di cultura stesso ad un livello animale e istintivo: privo di ragione e invece colmo di illusione.

Business e marketing agility: antidoto alla proliferazione di culture aziendali inefficienti

Contro ogni passività

L’era della tecnica paradossalmente non può più accettare una simile precarietà.

La vita aziendale è efficienza e produzione storica. La consuetudine ormai invece si focalizza sulla sostanza e non sulla forma (anche se in termini di sostanza andrebbe compresa anche qui la realtà dei fatti) che è padroneggiata solo da pochi. Come se l’iper-digitale e la tecnocrazia avesse annichilito in qualche modo ogni pensiero critico. Peccato che questo non porta nient’altro che ad una forma di decomposizione lenta ed inesorabile. 

Vedo solo in un approccio agile, quello più in grado di rispondere ad uno scenario attuale, per sua natura dinamico, complesso e inscrivibile in una rete tecnica di governance connettiva. Il mio suggerimento non è intellettuale o filosofico, non si tratta di discutere la verità come gli accademici, ma di fornire concrete armi ideologiche e politico aziendali a coloro che lottano per sopravvivere in questo scenario.

Il manifesto agile può generare la consapevolezza tale che per ottenere migliori risultati occorre sfruttare in modo ottimale il lavoro dei singoli. 

Nel dettaglio:

  1. Allineamento. L’importanza di un lavoro coordinato attraverso legami stretti e conversazioni frequenti
  2. Comunicazione. Dare importanza alla comunicazione, preferendo dei generi di comunicazione in grado di trasmettere il maggior numero di informazioni possibile
  3. Responsabilità. La possibilità di auto-organizzazione e un margine di indipendenza dei collaboratori possono generare soluzioni migliori
  4. Motivazione. Dare vita ad un ambiente che possa motivare gli individui, comprendendo i loro punti di forza e supportando i loro limiti
  5. Equilibrio. Prevedere dei momenti di riflessione per i team, in modo che possano collaborare per migliorare non solo il prodotto ma anche l’approccio al lavoro

Tutti elementi in grado di generare quella mutazione cognitiva di metodo che comportano il passaggio ad un mondo connettivo e concatenato.

L’approccio agile, quindi possiamo dire che si pone tra i migliori catalizzatori per il miglioramento dell’efficienza e non come introduzione di automatismi la cui funzione è sostituzione di attività e di trasformazione per intensificare produttività. L’approccio agile essenzialmente può essere visto come una tattica volta a rilocalizzare i comparti strategici di un’azienda: l’area comunicazione, marketing e commerciale.

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Morale della favola

Laddove la tecnologia ha rimodellato la stretta unione (anche se non ce ne fossimo accorti) tra le funzioni aziendali interne ed esterne, va combattuta qualsiasi forma di separazione prima e dissoluzione poi, tra operatività e forma di strategia. 

L’agile applicato all’area comunicazione, marketing e vendite può essere una forma di ordine organico. Ordine non come strumento esterno ma come forma cognitiva che controlla l’organizzazione dall’interno. 

Le persone sono al centro ma dobbiamo essere chiari: la redditività a lungo termine è la misura in base alla quale i mercati determineranno alla fine il successo di ogni azienda, e il successo sarà dettato solo dalla capacità di essere in grado di governare (dall’interno o dall’esterno) il caos crescente. 

Non è più tempo di attendere o di essere tesi al futuro: è tempo di plasmarlo.

Legittimare l’evoluzione applicabile grazie all’agile, genera possibilità emergenti di elevato interesse, dimostrandone un paradigma politico-aziendale ed economico di garantito impatto positivo, sicuramente non di ordine provvisorio e comunque in grado di stabilizzare fortemente la complessità crescente.

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