Comprendere i media, riscoprire il Sé

Roberto Siconolfi

Pubblicato da Roberto Siconolfi

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La postmodernità si afferma come un ritorno del magico, un “reincanto del mondo”, del quale abbiamo parlato da un punto di vista storico in un precedente articolo1 .

Con l’avvento della postmodernità, inoltre, si concretizza il passaggio a nuove “forme” anche in ambito mediatico.

È questo il mondo di internet, dei social media e della telematica più in generale.

Un rinforzo, per così dire, della TV, medium già studiato da McLuhan nella sua fondamentale analisi dei mezzi di comunicazione e che darà vita alla “mediologia”

La mediologia, ovvero quella concezione che fa del medium non più “strumento per”, ma l’agente principale dei processi storici e dello stesso processo di riarticolazione della specie umana, in senso antropologico, “neuro-bio-cognitivo”.

Una concezione, che, dal nostro punto di vista, “apre” ad una conoscenza più vera e profonda della mente e della coscienza! 

In quest’articolo parleremo di alcuni aspetti tecnici del funzionamento dei media e della conseguente costruzione di una “coscienza unica collettiva”, proprio grazie ad essi e utile, secondo lo stesso Marshall McLuhan, al “risveglio del Sé”

In questo articolo ci occuperemo di:

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Il funzionamento dei media: tra subconscio, emozioni ed Ego

Ma in questo nuovo modo di intendere i media, essi vanno compresi a fondo nel loro meccanismo di funzionamento.

1. Oltre la razionalità

Meccanismo che dunque non vale soltanto per ciò che rendono possibile, ma soprattutto per ciò che essi “creano”, e a partire dalla loro azione “plasmante”, “modellante”, o che più precisamente potremmo definire, limitandoci ad un piano psicologico, “subconscia”.

Infatti, questo tipo di azione specifica, dei media, come nel pensiero più pienamente mcluhaniano, si ha proprio nel subconscio o inconscio (differenza a seconda delle varie scuole di pensiero2), più che nella sfera “razionale” della psiche, nella parte legata all’intellettualità, alla concettualità, o alla costruzione delle opinioni.

È l’azione vera della televisione, che impatta sulla parte emozionale dello spettatore, bypassando i circuiti logico-razionali, “prendendo” allo stomaco, alla pancia, alle “parti basse” più nel complesso.

E ancora, il “sistema censorio” di freudiana memoria produce un naturale e fisiologico raffreddamento dall’assalto dell’esperienza assorbita attraverso i media. Generando una specie di rigor mortis psichico o di sonnambulismo, soprattutto con l’avvento di una nuova tecnologia (effetto Zombie). 

Un tipo di effetto che si collega alla loro stessa natura, che può essere “calda” o “fredda” in base al grado di partecipazione del fruitore.

Il medium caldo permette un grado di partecipazione minore, rispetto a quello freddo.

E dunque la tv o il telefono sono freddi, mentre la radio e il cinema sono caldi.

Il tutto poi si dispone in una combinazione molteplice di medium e società, rispettivamente fondate su un medium base e processi di ibridazione.

Interessante è però tenere a mente come McLuhan, sempre in Gli strumenti del comunicare, riporti di alcuni degli esperimenti effettuati sulle sensazioni esteriori, le cui conclusioni sono che il surriscaldamento di un solo senso provoca ipnosi, mentre il raffreddamento di tutti i sensi tende a sfociare nell’allucinazione (2008, p. 50)

Sempre riguardo l’azione sulla sfera subconscia o inconscia, all’epoca di McLuhan si rilevò che l’uso del telefono o della telescrivente si dispiegasse come amplificazione degli inconsci e dei preconcetti culturali (differenza tra gli approcci nella conversazione dei russi o degli statunitensi, ad esempio). 

Questa cosa è particolarmente interessante, perché oggi si verifica con i social network, attraverso l’amplificazione proprio di questa sfera. 

Commenti, messaggi, risposte dove si perde l’atteggiamento di freddezza, di distacco, o anche di buona educazione che si ha di persona o normalmente tra amici. 

Si tira fuori il peggio di sé insomma, di ciò che è seppellito nel proprio “subconscio/inconscio”, anche o soprattutto verso amici e conoscenti.

2. L’Ego: il mito di Narciso

Altro aspetto rilevante, sempre in questa panoramica mcluhaniana dei media, è l’effetto indiretto, per certi versi tecnico che essi hanno sull’Ego. 

Il sociologo canadese ci spiega quest’effetto con il mito di Narciso, interpretato però in un’altra chiave. 

Per McLuhan, Narciso si innamora della sua immagine pensando che però fosse altro da sé (diversa interpretazione del mito), divenendo “servomeccanismo” della propria immagine estesa o ripetuta. 

Egli definisce questo tipo di effetto come “intorpidimento” del soggetto ad opera del medium, introducendo anche due altri interessanti concetti, quelli di “autoamputazione” e di “revulsivo”3.

E dunque, prendendo a modello la ruota come “estensione del piede”4, essa “come revulsivo all’aumento dei pesi determina a sua volta una forte intensità d’azione, dovuta al fatto che amplifica una funzione separata o isolata (il piede in rotazione). E il sistema nervoso riesce a sopportarla solo nel torpore o bloccando la percezione. Questo è il senso del mito di Narciso. L’immagine del giovane è un’autoamputazione o un’estensione determinata da pressioni irritanti. In quanto revulsivo essa produce un torpore generale o uno choc che impedisce il riconoscimento. L’amputazione di sé vieta il riconoscimento di sé.” (2008, p. 59)

Interessante vedere come questo “servomeccanismo” avvenga quotidianamente nell’uso dei media (social e mondo degli influencer e dei divulgatori, ad esempio), dove si costruisce la propria immagine a sovrastruttura di se stessi. 

Immagine che poi si tende a difendere o amplificare, “gonfiare”, causando un bel po’ di scompensi nella propria sfera interiore e mentale, oltre che nel rapporto con gli altri. 

McLuhan offre anche una spiegazione di carattere storico a questo meccanismo di adeguamento dei subconsci individuali, cioè legati a società dove è prevalente il fattore della meccanica, ad una nuova fase “unitaria”, cioè legata all’avvento del fattore elettrico. 

Questo passaggio è appunto quello della “ritribalizzazione del mondo”, nel neo-arcaico e appunto “unitario” villaggio globale.

Questa “evoluzione storica” parte da una tribalità iniziale, senza scrittura e basata dunque sull’oralità, sull’acustica, e sull’“unità”.

Poi passa per la premodernità (grandi imperi e medioevo) e la modernità, con l’alfabetizzazione, il linguaggio, l’invenzione della stampa, e portando la “divisione”.

Per poi “ri-tornare” con la seconda modernità e/o, a nostro avviso, la postmodernità all’“unità”, con il superamento del linguaggio/scrittura e grazie alla tecnologia mediatica (dal telegrafo in poi).

 

"Questa conoscenza è dovuta alla comprensione profonda del processo mediatico, in tutto il suo portato. Così sarebbe possibile risvegliarsi, riconoscendo se stessi, ma soprattutto riconoscendo la distorsione che il mezzo provoca alla nostra immagine e alla nostra consapevolezza più in generale."

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Roberto Siconolfi
Sociologo, saggista e mediologo

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Coscienza, campo unificato e infosfera: l’intelaiatura neuro-cognitiva e collettiva mediatica

Uno degli ambiti di studio più interessanti intrapresi da vari ricercatori riguarda la creazione di una vera e propria “coscienza collettiva a mezzo mediatico”.

1. Comprendere i media: il risveglio del Sé

Argomento importante questo, perché apre a tutta una serie di riflessioni sulla coscienza, a partire proprio da quella personale.

Sarà proprio McLuhan a delineare l’importanza dei media da questo punto di vista, come di una specie di “iniziazione” a base mediatico-tecnologica mirante al “risveglio del Sé”, oltre che alla “conoscenza” specifica del mezzo. 

In Gli strumenti del comunicare, (2008) non vi è dunque una lettura acritica del medium, ma una lettura “vera”, l’unica in grado di fare da base all’individuo per il suo processo di risveglio.

Su questi presupposti risulta possibile un dialogo, un dialogo con la coscienza mirante all’“emancipazione del Sé”. Un dialogo che sia in grado di comprendere il condizionamento che il Sé ha subito e subisce, proveniente dal medium e, per estensione, anche da un altro luogo.

Tale processo di consapevolezza può integrarsi della molteplicità dei punti di vista che vengono consegnati al lettore. 

Il titolo originale in inglese, di Gli strumenti del comunicare, Understanding media, è evocativo nella sua doppia accezione linguistica di infinito/gerundio, in quanto sottolinea il movimento e non la staticità, l’approccio giusto per rapportarsi alla concezione mediologica mcluhaniana. 

In ultima istanza, è il “processo” a costituire l’essenza stessa di questa concezione, non l’analisi statica.

Il percorso complessivo segue comicità, mondo onirico e ludico, oltre a tutto un flusso di pensieri, considerazioni, concetti, domande, e citazioni. È questo il modo di portare a conoscenza tutte le parti di sé, “rendere l’individuo consapevole anche delle parti meno consapevoli”. 

L’unica strada, forse, per il “risveglio del Sé”.

Riguardo la coscienza, McLuhan parlerà dei media come di estensioni dell’uomo, e più nel dettaglio tecnico parlerà di “campo unificato”.

Per il sociologo “inserendo con i media elettrici i nostri corpi fisici nei nostri sistemi nervosi estesi, istituiamo una dinamica mediante la quale tutte le tecnologie precedenti, che sono soltanto estensioni delle mani, dei piedi, dei denti e dei controlli termici del corpo – tutte queste estensioni, comprese le città – saranno tradotte in sistemi d’informazione. La tecnologia elettromagnetica richiede dall’uomo una docilità profonda e la quiete della meditazione, come s’addice a un organismo che ha ora il cervello fuori del cranio e i nervi fuori della pelle. L’uomo deve servire la sua tecnologia elettrica con la stessa fedeltà da servomeccanismo con la quale serviva la sua canoa, la sua tipografia e tutte le altre estensioni dei suoi organi fisici. Ma con la differenza che le tecnologie precedenti erano parziali e frammentarie, mentre quella elettrica è totale e compatta. Il consenso o la coscienza esterna è ora necessario quanto la consapevolezza personale. Con i nuovi media comunque è possibile immagazzinare e trasformare tutto, e quanto alla velocità non esistono più problemi. Non sono possibili ulteriori accelerazioni senza superare la barriera della luce.” (p. 72).

Su questo tipo di discorso, su questa “intelaiatura neuro-cognitiva” che per McLuhan riguarda l’uomo e il medium e che poi da medium ritorna all’umanità, possiamo estendere il concetto a quello di “infosfera”.

Questo concetto è stato delineato da Luciano Floridi, filosofo dell’informazione nel 2000, riprendendo il termine da Alvin Toffler 1980 (saggista e autodefinito futurologo).

L’infosfera è costituita dal ciberspazio, ovvero da tutte le connessioni tecnologico-informatiche, e dai mass media classici.

Questo termine, questo concetto, ricorda quello di “noosfera”, elaborato da Teilhard De Chardin, della quale potrebbe essere la traslazione a mezzo mediatico-informatico, ovvero la traslazione di quella che per il filosofo francese è una gigantesca coscienza mentale collettiva, la quale acquisisce sempre maggiore consapevolezza di sé più le reti sociali umane diventano complesse.

Una vera e propria “legge” dell’evoluzione della coscienza umana e dell’universo.

Che dunque tutte le parti mentali degli esseri umani siano connesse in un Tutto, dai contorni, o meglio dalle “cablature” di tipo tecnologico-mediatico?

È questo il villaggio globale mcluhaniano, una nuova umanità che si muove e comunica alla maniera delle antiche tribù, con un corpo emozionale unico e non più diviso e individualizzato?

E in questo, il “metaverso”5, questa nuova realtà “aumentata” che è oramai alla portata già del grande pubblico, uscendo dalle semplici fantasticherie degli operatori del settore informatico, riuscirà a incorporare nella sua dimensione anche i corpi?

E infine, e soprattutto, che tipo d’uomo dovrà, o “deve”, essere quello che avrà sempre più a che fare con tutto ciò?

A tali aspettative e quesiti sarà indirizzato il nostro lavoro e le nostre possibili soluzioni!

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Bibliografia

  • Siconolfi R., La proiezione mentale del tuo Io digitale [parte 1]
  • Floridi L., La quarta rivoluzione. Come l'infosfera sta trasformando il mondo, Raffaello Cortina Editore, 2017.
  • Goff, Philip, Seager, William and Allen-Hermanson, Sean, Panpsychism, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford, 2017.
  • McLuhan M., Gli strumenti del comunicare. Il Saggiatore, 2008.
  • Stephenson N., Snow Crash, Spectra, 1992.


1La proiezione mentale del tuo Io digitale (parte 1)

2Il subconscio rappresenta le zone al di “sotto” della propria soglia cosciente, mentre l’inconscio quelle completamente sconosciute. I due concetti sono spesso usati come sinonimi.

 3In medicina, farmaco che produce irritazione.

 4I media per McLuhan sono protesi, estensioni tecnologiche dei nostri sensi e delle facoltà umane.

5Realtà virtuale alla quale si accede mediante “avatar”, che incarna nella suddetta dimensione il proprio corpo. Il termine fu coniato da Neal Stephenson in Snow Crash (1992), libro di fantascienza cyberpunk.


 

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