Perché fare inbound marketing nel 2020

Giulia Luzi

Pubblicato da Giulia Luzi

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Negli ultimi anni si sente sempre più parlare di inbound marketing e di quanto sia diventato essenziale nella nostra strategia di marketing. Alcune attività del marketing tradizionale non sono più efficaci per colpire il cliente moderno: tra queste figura anche l’outbound marketing. Ecco perché ci sono tanti buoni motivi per fare inbound marketing nel 2020, che utilizza quello di cui il cliente è alla ricerca: contenuti di valore che sappiano attrarlo verso il tuo brand o azienda.

Come vedremo nel corso di questo articolo, nel mercato del 2020, quello che gli utenti cercano sono contenuti di valore. Per essere di valore, un contenuto deve essere pertinente ed interessante per il cliente, vale a dire deve essere in linea con quello che sta cercando: i clienti di oggi non vogliono più essere interrotti da pubblicità che non li riguardano.

Ed è qui che ci viene in aiuto l’inbound marketing: con la creazione di contenuti di valore, che attireranno i potenziali clienti verso il tuo brand, azienda o servizio, e li trasformeranno non solo in clienti ma anche, in ultimo, in ambasciatori del marchio.

In questo articolo andremo a riprendere la definizione base di inbound marketing, la metodologia, la differenza tra attività outbound e inbound e andremo ad esplorare che cosa significa fare inbound marketing nel 2020 e perché è importante.

In particolare, vedremo:

 

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Che cos’è l’inbound marketing e su quale metodologia si basa?

Abbiamo parlato tante volte di inbound marketing, ma vogliamo riprenderne la definizione: l’inbound marketing è quella strategia che utilizza i contenuti per attrarre i clienti verso un’azienda, un brand o un servizio.

Questi contenuti, come accennato all’inizio di questo articolo, devono essere di valore per il cliente: questa è la chiave per una strategia inbound efficace.

Ma qual è la l’obiettivo dietro a una strategia di inbound marketing?

L’inbound marketing ha come obiettivo quello di far sì che sia il potenziale cliente a venire da noi, e non il contrario.

Con una strategia di inbound marketing, gli utenti vengono infatti spinti verso la nostra azienda, brand o servizio grazie ai contenuti di valore.

Si va a perdere, perciò, tutta l’aggressività che spesso viene attribuita alle tecniche del marketing tradizionale, tra cui anche quelle di outbound.

Il cliente non sente di essere interrotto nelle sue attività, ma anzi viene a cercarci.

La metodologia inbound

Come abbiamo detto, l’inbound marketing si basa sulla creazione di contenuti di valore, che hanno lo scopo di attirare il cliente verso la nostra azienda.

Ma qual è il processo dietro la creazione di contenuti? Quali sono gli step della metodologia inbound?

Possiamo dividere il processo su cui si basa la metodologia dell’inbound marketing in quattro fasi, che possiamo tradurre in quattro imperativi:

  • Attrai
  • Connetti
  • Interagisci
  • Stupisci

Il primo step in una strategia di inbound marketing è attrarre il cliente verso la propria azienda o il proprio brand. Come detto, la strategia di inbound marketing si basa sui contenuti: come facciamo ad utilizzarli per attrarre i clienti?

Per prima cosa, dobbiamo cercare di trasformare un utente qualunque in un visitatore del nostro website o pagina social. Possiamo dunque creare contenuti ad hoc, sfruttando il nostro blog, i social media, le keyword e tutti i contenuti delle nostre pagine web in generale.

In questa fase il cliente, che ancora non ci conosce, deve essere attratto verso di noi dai nostri contenuti: la base è che l’utente consideri i nostri contenuti di valore, e voglia conoscerci meglio.

Una volta che il potenziale cliente è passato da essere un utente ad essere un visitatore del nostro sito web o della nostra pagina social, dobbiamo trasformarlo in lead: inizia quindi la seconda fase del processo di inbound, quella in cui cerchiamo di connetterci con i nostri potenziali clienti.

Per fare questo, possiamo servirci di call to action (CTA) specifiche ed utilizzare le landing page, in cui potremo inserire ad esempio un form per spingere il cliente a contattarci, il nostro numero di telefono e i nostri orari aziendali.

Quando un potenziale cliente è passato da essere un semplice visitatore del sito web a lead, ovvero ha espresso interesse per la nostra azienda (ad esempio iscrivendosi alla newsletter), è il momento di interagire con lui.

Possiamo farlo attraverso l’email marketing, i workflow, il lead scoring e le integrazioni con il CRM (customer relationship management).

Se siamo stati abbastanza bravi, avremo trasformato il lead in cliente.

L’ultima fase del processo di inbound marketing è far sì che il nostro cliente diventi anche un ambasciatore del nostro brand o azienda.

In questa fase, ci vengono in aiuto ancora una volta i social network, delle CTA ben pensate (potremmo pensare ad esempio alle recensioni) e, di nuovo, i workflow.

 

La metodologia inbound

 

Outbound marketing vs inbound marketing: qual è, ad oggi, la scelta migliore?

Partiamo innanzitutto dalla differenza tra inbound marketing ed outbound marketing.

Si parla di outbound marketing per descrivere quelle attività di marketing che utilizzano metodi come radio, TV, manifesti ed e-mail. In generale, possiamo dire che il suo obiettivo è quello di generare awareness.

Il problema dell’outbound marketing è che potrebbe essere considerato aggressivo da larga parte dei clienti del 2020. Pensiamo ad esempio alle pubblicità in TV che interrompono un programma che stiamo guardando. I clienti di oggi non amano essere interrotti con contenuti che non trovano interessanti.

Le attività di outbound marketing vengono ancora utilizzate da tante aziende, che le ritengono ancora efficaci. Ma la strategia giusta nel 2020 potrebbe essere quella dell’inbound marketing: i clienti non vengono interrotti, ma anzi sono loro a cercare la tua azienda e i tuoi servizi, perché li trovano interessanti.

Secondo Hubspot, il 30% dei marketer giudica il paid advertising come un’attività alla quale viene attribuita più importanza di quella che in realtà possiede.

In cima alle attività di marketing giudicate in questo modo c’è la pubblicità in TV, la pubblicità su carta stampata, la radio e i manifesti, tutte attività attribuibili al marketing outbound.

Le attività che invece appartengono all’inbound marketing, come la SEO, il blogging e il marketing automation, appaiono in fondo alla classifica di questo studio.

Ciò significa che l’importanza attribuita alle attività inbound sta crescendo, mentre alcune delle attività outbound stanno perdendo di credibilità.

 

Quote: I clienti di oggi non amano essere interrotti con contenuti che non trovano interessanti.

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Le sfide in ambito marketing del 2020 e il ruolo dell’inbound marketing

Adottare una strategia di inbound marketing nel 2020 può rivelarsi una scelta efficace, in quanto permette di superare le sfide più comuni che le aziende si trovano ad affrontare in questo periodo.

Uno dei pensieri che tormenta di più i marketer è quello del ROI (return on investment).

Rispetto alle attività outbound, l’inbound marketing è capace di farti ottenere un ROI più alto.

Basta dare un’occhiata ai dati: da una ricerca di Hubspot, si evince che il 53% dei marketer ha riportato un ROI più alto utilizzando attività di inbound marketing. Solo il 16% ha riportato un ROI più elevato con le tecniche di outbound.

Un altro dato di estrema importanza risultato dalla ricerca di Hubspot riguarda il sentimento dei team di marketing rispetto all’efficacia della propria strategia.

Dalla ricerca è emerso che il 75% dei team di inbound marketing considera la propria strategia efficace, contro il 62% dei team di outbound marketing.

C’è anche un’ultima sfida che le aziende si trovano ad affrontare nel 2020, la più importante: quella di generare traffico e lead sul web.

Ancora una volta, l’inbound marketing si rivela il metodo più efficace per raggiungere l’obiettivo: è una strategia capace di dare risultati concreti in termini di traffico web e lead.

Questo perché la metodologia inbound ha come base di partenza una strategia e degli obiettivi SMART.

SMART è un acronimo che sta per specific, measurable, achievable, relevant e time-based. Ovvero specifico, misurabile, realizzabile, rilevante e basato sul tempo. Tutte caratteristiche che devono avere i nostri obiettivi per poterli raggiungere.

Partendo da queste basi, si sviluppano poi dei contenuti destinati a colpire specifiche buyer persona.

Utilizzando attività di marketing organiche, e non a pagamento, si attireranno i clienti, generando traffico. Per fare questo si possono utilizzare tecniche di SEO, blogging, video marketing, social media marketing ed email marketing.

Ed ecco la differenza sostanziale tra l’outbound marketing e l’inbound marketing: il primo spinge sulle vendite, il secondo porta il cliente a sé attraverso contenuti per lui rilevanti.

 

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Considerazioni finali

In questo articolo abbiamo ripreso la definizione di inbound marketing e la metodologia su cui si basa, spiegandoti perché adottare una strategia inbound nel 2020 può rivelarsi una scelta strategica efficace per la tua azienda.

Questo non significa che tutte le attività del marketing tradizionale e, di conseguenza, le attività di outbound marketing siano inefficaci.

Quello che cambia è l’obiettivo: come detto, l’obiettivo principale delle attività outbound è quello di generare awareness, mentre l’obiettivo dell’inbound marketing è quello di attrarre potenziali acquirenti e farli diventare clienti e, per ultimo, ambasciatori del marchio.

Non è dunque finita l’era dell’outbound marketing, quello che conta è il nostro scopo.

Si possono unire, nella nostra strategia di marketing, attività outbound ad attività inbound, senza quindi rimuovere completamente le attività del marketing tradizionale, bensì utilizzando il giusto mix, nel rispetto dei nostri obiettivi.

 

 


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